
Nel campus di Roma il kickoff meeting del progetto B.I.O.M.A. – Benessere, Inclusione e Opportunità per i Migranti in Agricoltura, finanziato nell’ambito dei Progetti di particolare interesse dell’Università Cattolica del Sacro Cuore
“Benessere, Inclusione e Opportunità per i Migranti in Agricoltura” (B.I.O.M.A.) è il titolo della ricerca finanziata nell’ambito dei Progetti di particolare interesse dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (linea D.3.2) e coordinata dal Prof. Ivo Iavicoli, Ordinario in Medicina del Lavoro alla Facoltà di Medicina e chirurgia, al via nel kick-off meeting del 6 marzo nel campus di Roma.
Il Progetto B.I.O.M.A. avrà una durata di 24 mesi durante i quali saranno affrontati in maniera sistematica i temi delle condizioni di lavoro, della tutela della salute e della protezione dei diritti dei lavoratori migranti impiegati nel settore agricolo, un comparto in cui il lavoro irregolare in Italia raggiunge il 24,4% e coinvolge una quota crescente di manodopera straniera.
Una sfida anche scientifica che richiede lo studio e il lavoro di un team multidisciplinare dell’Ateneo; accanto al Prof. Iavicoli partecipano al progetto docenti provenienti da diverse sedi e aree disciplinari: il Prof. Alessandro Sgambato, Ordinario di Patologia Generale e Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, il Prof. Ettore Capri, Ordinario di Chimica Agraria, il Prof. Pasquale Matteo Caputo, Ordinario di Diritto Penale, il Prof. Andrea Urbani, Ordinario di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica, e la Prof.ssa Alessandra Vischi, Ordinario di Pedagogia Generale e Sociale.
In particolare, B.I.O.M.A., attraverso Work Packages distinti e dedicati ai singoli temi della ricerca, mira ad analizzare le condizioni lavorative, i rischi sanitari e le vulnerabilità sociali e ambientali dei lavoratori migranti; sviluppare modelli innovativi di prevenzione, protezione e promozione della salute; potenziare percorsi di formazione e inclusione; promuovere pratiche in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 e con i pilastri dell’International Labour Organization (ILO) sul lavoro dignitoso: la creazione di posti di lavoro, la protezione sociale, i diritti dei lavoratori e il dialogo sociale.
Ispirato ai principali documenti del magistero della Chiesa Cattolica e da una vasta letteratura scientifica internazionale, il team di ricerca si propone di confermare il valore del lavoro dignitoso come diritto fondamentale e dovere morale e di tutelarlo sperimentando e proponendo nuovi modelli che possano garantire ai più fragili fra i lavoratori migranti condizioni di integrazione professionale e promozione umana.
Nell’incontro di avvio, che ha segnato l’inizio ufficiale delle attività progettuali, la conferma da parte di tutti della volontà di costruire una collaborazione strutturata tra Università, istituzioni, imprese agricole e comunità locali per contribuire alla costruzione di un modello agricolo più equo, sostenibile e rispettoso dei diritti delle persone che vi lavorano: “Il kick‑off meeting – afferma il Prof. Iavicoli – ha segnato l’avvio ufficiale di un percorso di ricerca interdisciplinare volto a sviluppare evidenze scientifiche e modelli operativi capaci di contribuire in modo concreto al miglioramento delle condizioni di lavoro, della tutela della salute e dei processi di inclusione dei lavoratori migranti nel settore agricolo”.
Il progetto BIOMA nasce con l’intento di comprendere e migliorare la condizione dei lavoratori migranti impiegati nell’agricoltura italiana, un settore in cui fragilità sociali, rischi sanitari e irregolarità contrattuali si intrecciano ancora in modo significativo. L’obiettivo principale è quello di analizzare in profondità queste realtà, mettendo in luce le vulnerabilità e i bisogni emergenti, per poi trasformare questa conoscenza in modelli innovativi di prevenzione, tutela e inclusione. Il progetto vuole inoltre promuovere un’idea di lavoro agricolo che sia dignitoso, sostenibile e rispettoso dei diritti, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 e con i principi dell’ILO. In questo senso, BIOMA si propone come un percorso che unisce ricerca scientifica, responsabilità sociale e visione etica.
Il progetto mira a produrre evidenze scientifiche utili non solo al mondo accademico, ma anche alle istituzioni e alle imprese agricole, affinché possano adottare pratiche più sicure e inclusive. Ci si attende inoltre la definizione di modelli operativi replicabili, protocolli di prevenzione, strumenti formativi e linee guida che possano essere utilizzati nei territori. L’impatto atteso è duplice: da un lato migliorare concretamente la qualità del lavoro e della vita dei lavoratori migranti; dall’altro contribuire alla costruzione di un’agricoltura più equa e sostenibile.
Nei due anni di attività, BIOMA punta a costruire una rete stabile di collaborazione tra università, istituzioni, imprese agricole e comunità locali, così da creare un modello di intervento che possa continuare a vivere e a evolversi nel tempo. Gli sviluppi previsti includono la possibilità di estendere i modelli elaborati ad altri territori agricoli italiani, di consolidare percorsi formativi permanenti e di contribuire alla definizione di politiche pubbliche più attente ai diritti e alla salute dei lavoratori. L’ambizione è che il progetto diventi un punto di riferimento per chi opera nel settore e un laboratorio di innovazione sociale capace di generare cambiamento duraturo.